Eni in Val D’Agri. Maggiore il rischio di morte e malattie

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Eni in Val D’Agri. Maggiore il rischio di morte e malattie

 
 
Le estrazioni in Basilicata iniziarono nel 1997 e dopo vent'anni, sono arrivati i risultati del primo studio avviato per verificare l'impatto di tali attività sulla salute pubblica.

Secondo quanto ottenuto dalla Valutazione di Impatto sulla Salute, coordinata e resa pubblica da Fabrizio Bianchi, professore al CNR di Pisa, gli effetti sarebbero più che allarmanti per gli abitanti che vivono nei pressi del C.O.V.A., il Centro Oli Val D'Agri di Eni, da tempo al centro di aspre polemiche anche a causa delle fuoriuscite di liquidi dai serbatoi.

Concentratosi sui comuni di Viggiano e Grumento Nova, dallo studio emerge che fra il 2000 e il 2014 i ricoveri ospedalieri e la mortalità superano la media regionale ed anche quella registrata nello stesso periodo nei 20 comuni limitrofi.

«All’aumentare dell’esposizione delle emissioni del Centro Oli - si legge nel documento - aumenta il rischio di morte e/o di ricovero».
Dalle analisi infatti, per la popolazione maggiormente esposta è riportato un significante aumento di rischio, che per malattie al sistema circolatorio sale del 41% e solo per le donne, il rischio di malattie respiratorie aumenta fino all'80%.

L'ARPAB, Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente Basilicata, non ha ancora ancora una sezione di epidemiologia e tossicologia ambientale, mentre le indagini dell'Istituto di fisiologia clinica del CNR, svolte analizzando ricoveri e mortalità per tutte le cause, dunque malattie dell'apparato respiratorio e del sistema circolatorio, ma anche per l'insieme di tutti i tumori, sottolineano come a Viggiano si riscontri «un eccesso di mortalità per tutte le cause e per il sistema circolatorio» sia negli uomini che nelle donne e mentre «la mortalità per tumore del polmone è in eccesso per le donne a Viggiano; il tumore dello stomaco risulta in eccesso per uomini e donne insieme a Grumento Nova».

Tecnici del CNR, del Dipartimento del Servizio Sanitario del Lazio, del Dipartimento di biologia dell’università di Bari e 29 ricercatori hanno lavorato sullo studio, il più importante sin ora svolto sul Centro Oli della Val D'Agri, che già a marzo del 2016 insieme al progetto Tempa Rossa di Corleto, fu oggetto di indagini che portarono a 6 arresti e 60 indagati tra dirigenti e responsabili ENI.

I dati studiati, mostrano quindi che le cause di ricovero e di decesso sono associabili all'esposizione di ossidi di azoto, ovvero le emissioni del C.O.V.A., confermando anche quanto riferito dalla letteratura scientifica che riporta sufficienti prove per imputare gli inquinanti atmosferici.
 

La Risposta di ENI

 
Come già in data 6 settembre, quando sono uscite le prime indiscrezioni sui risultati della ricerca, il 20 settembre l'ENI ha rilasciato un nuovo comunicato, di fatto confermando i propri dubbi sui risultati riportati nella VIS e manifestando «la propria apertura e disponibilità al confronto scientifico».
Scetticismo che per il colosso petrolifero, innanzitutto deriva dalle differenze riscontrate fra i comuni di Viggiano e Grumento Nova, così come dalle discrepanze fra i generi.
Anche il periodo temporale preso in considerazione non avrebbe valenza, in quanto dei 14 anni analizzati «le stime di ricadute al suolo di NOx (Ossido di azoto) - scrivono quelli dell'ENI - sono riferite al solo anno 2013».
Critiche che si muovono anche in direzione di quello che è considerato un campione esiguo di popolazione (120 individui su 529 residenti nell’area prossimale e altri 120 su 3.112 residenti nell’area esterna, ovvero il 22,7% e 3,8% dell'intera popolazione), perché i risultati possano aver credito ed altrettanto, affermano che sia una falsità «l’associazione tra patologie cardiocircolatorie e malattie respiratorie, dato che queste ultime non presentano, nei comuni esaminati, un andamento significativo da un punto di vista statistico».

L'ENI quindi ribatte punto per punto quanto contenuto nella VIS, che dal canto suo però, riporta anche uno studio del 2015 condotto dall'Istituto Superiore della Sanità che, basandosi sulla mortalità nel periodo 2003-2010, metteva a confronto i dati medi di tutti i comuni della Val D'Agri, con i valori medi del resto della popolazione della Basilicata ed anche in quel caso, sia nelle donne, sia negli uomini venivano riscontrati eccessi di mortalità per tumori «maligni dello stomaco, infarto del miocardio, malattie dell’apparato respiratorio e dell’apparato digerente».
 
 
 
 

Eni in Val D’Agri. Maggiore il rischio di morte e malattie ultima modifica: 2017-10-02T10:00:37+00:00 da Maria Cuserla
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